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Marco Di DonfrancescoRiflettendo sull’Aki 2006 …

Vi confesso che mi sono trovato davvero in difficoltà nello scrivere queste righe a corollario dell’Aki Basho. L’ampissima partecipazione al dibattito quotidiano da parte di tutti voi, prima, ed il bellissimo ed esaustivo commento di Pierfranco, poi, hanno infatti praticamente esaurito ogni spunto di riflessione che potesse avere una qualche pretesa di originalità. Mi auguro pertanto di riuscire nell’intento che mi sono prefisso di non annoiarvi con argomenti già ampiamente trattati.

Come delineava già Pierfranco, quello con il torneo d’autunno è sempre stato un appuntamento un po’ particolare per Asashoryu, che si è trovato costretto ad una affannosa rimonta (con tanto di playoff) nel 2005, a mettere nel carnet il suo peggior risultato (9-6) da Yokozuna nel 2004 e a subire due sconfitte consecutive (alla 12a e 13a giornata) nel 2003.
E questo Aki 2006, nelle premesse, rischiava di esserlo ancor di più per la pretenziosa regia dello YDC (che mai come in questa occasione ha dimostrato di essersi formato alla scuola di Ionescu), che relegava lo Yokozuna nel ruolo inusuale (ed irrispettoso, lasciatemelo dire) di coprotagonista, se non, addirittura, di comprimario.
Ma evidentemente questo tentativo dello YDC di appropriarsi di prerogative che non gli sono proprie deve aver suscitato la disapprovazione dell’insolito sodalizio fra il commediografo romeno ed il Kojiki, che è, ricordiamolo, l’unico organo supremo cui spetta dirimere ogni controversia in materia di sumo. E così mentre Amaterasu si adoperava per ripristinare le giuste gerarchie “sumesche”, decretando già alla prima giornata la caduta dell’usurpatore Hakuho (reo anche di aver più volte sottolineato il rammarico per un rango che riteneva già suo di diritto) e dei più stretti vassalli di Asashoryu, il buon Eugen (Ionescu) delineava i tratti del tradizionale canovaccio del ridicolo per cotanti sfrontati registi, riconsegnando all’interprete di Ulan Bator quel ruolo di protagonista assoluto che innegabilmente gli spetta.
Senza voler entrare nel dettaglio dei bout delle quindici giornate, l’Aki 2006 ha infatti sancito, in modo netto ed inequivocabile, non solo che Asashoryu è l’unico Yokozuna legittimo, ma anche che il dohyo è l’unico imparziale giudice delle fortune e delle disgrazie di tutti i rikishi, negando di fatto l’esistenza di scorciatoie di comodo. E’ la sabbia del dohyo che decreta i campioni e non gli atti dei comitati.

Dal punto di vista tecnico, se si esclude la solita prestazione “monstre” di Asashoryu, capace di ben 10 kimaritè differenti (sulle 13 vittorie che gli sono state assegnate), l’Aki non mi è parso un basho eccezionale.
Le prestazioni altalenanti di tutti gli esponenti del Sanyaku ne hanno messo a nudo le carenze tecniche oltre che (per alcuni) caratteriali: non starò a soffermarmi sulle difficoltà di Hakuho quando gli viene negata la presa al tachi-ai, sui passettini laterali con il busto pericolosamente proteso in avanti di Kotooshu, sulla monocordicità del sumo di Chiyotaikai, Tochiazuma e Miyabiyama, sulle difficoltà di andare ben oltre il kachi-koshi di Kisenosato e Kotomitsuki, argomenti tutti ormai ampiamente trattati e metabolizzati e sui quali, nelle pagine del nostro sito, è anche emersa una qual sorta di univocità di giudizio.

Ma nonostante questa scarsità di contenuti tecnici, non si è certamente trattato di un basho povero di contenuti in assoluto.
Come nelle migliori espressioni del teatro greco antico, abbiamo visto eroi incipienti ammantati nello splendore di una gloria annunciata relegati nelle avversità quotidiane (Hakuho, Miyabiyama e Baruto), veterani feriti e sofferenti risorgere ai fasti della vittoria (Tochiazuma), comprimari assurgere al ruolo di quasi eroi (Ama ed Aminishiki), condottieri impavidi misurarsi con il loro destino (Roho e Kokkai), un protagonista indiscusso in grado di sovvertire un disegno già tracciato (Asashoryu), nonchè colpi di scena a ripetizione fin dal sollevarsi del sipario e culminati in quella sorta di “caduta degli idoli” andata in scena alla storica sesta giornata.
E sempre nel solco della migliore drammaturgia, l’Aki ci ha anche regalato, in uno dei bout agonisticamente (ma non certamente tecnicamente) più belli degli ultimi anni, la rituale e cruentissima battaglia finale con protagonista l’eroe vittorioso ma che deve comunque pagare il suo tributo ad un volere superiore (e mi sto ovviamente riferendo allo “scontro” fra Asashoryu e Chiyotaikai della 14a giornata, decretato nell’esito finale dal contestato e contestabile giudizio degli shinpan).

Ma al di là dei suoi contenuti drammaturgici, l’Aki ha anche evidenziato in tutta la sua problematicità la difficoltà di un ricambio generazionale che sembra ormai imminente ed inevitabile.
Il ritiro, già nella prima settimana, di Kaio ha tutto il sapore del prologo all’ormai inevitabile danpatsu che ci priverà del più anziano, talentuoso ed amato degli Ozeki in attività. La sua stoica resistenza lo ha già reso emulo di due dei più acclamati Ozeki del recente passato, Kirishima e Konishiki, che continuarono a calpestare il dohyo ben oltre le loro possibilità fisiche e mi auguro davvero che Kaio non voglia imitarli fino alla perdita del rango.
Come ho già avuto modo di scrivere, Chiyotaikai e Tochiazuma (entrambi 30enni) non sono neanche loro più dei “ragazzini”. In questo Aki hanno entrambi conseguito un kachi-koshi poco più che sufficiente, ma, tranne qualche sporadica eccezione, rimangono tutti e due ormai con preoccupante costanza sotto quel limite di vittorie (ricordato da Pierfranco nel suo commento) che è lecito aspettarsi da un Ozeki.
Sono convinto che, al di là del loro più che legittimo orgoglio, Chiyotaikai e Tochiazuma siano ben consci dei propri limiti, che ne impediscono la scalata al vertice assoluto del Sanyaku, e vorranno evitare di macchiare una brillantissima carriera con l’onta di una retrocessione.

Discorso analogo credo possa valere anche per Miyabiyama (29 anni per lui), il cui unico obiettivo effettivamente perseguibile è quello di presentarsi al danpatsu in quel rango di Ozeki che era già suo nel lontano 2000, e Kotomitsuki (30 anni compiuti ad aprile), che non è mai stato capace di andare oltre il rango di Sekiwake e che, visti i suoi risultati recenti, potrebbe riuscirvi solo per il ritiro di qualcuno degli Ozeki in attività.

Alle spalle di questi Ozeki di carriera (come li chiama giustamente Pierfranco), casta che ha avuto in Musoyama l’ultimo rappresentate ad aver abbandonato l’attività, vedo al momento ben pochi rikishi in grado di rimpiazzarli adeguatamente. E l’Aki è stato davvero impietoso nel mettere a nudo le “deficienze” di molti di loro.

Di Hakuho abbiamo già detto tutto (e forse anche di più). Personalmente vedo nel dover riprendere daccapo la rincorsa al vertice assoluto del Sanyaku un elemento essenziale per quella maturazione, che è condizione necessaria per poter ricoprire il rango di Yokozuna.
Hakuho è molto giovane (ha 21 anni e mezzo) ed ha già mostrato più volte quelle che sono le sue enormi potenzialità tecniche. Purtroppo finora le ha accompagnate, troppo spesso, con sfrontatezza ed irriverenza (ricordate cosa combinò, ad esempio, con Asashoryu alla 1a giornata del Kyushu 2005?) oltre che con mancanza di solidità psicologica, concentrazione e capacità di sofferenza. Il tempo gioca a suo favore ed in un futuro non troppo lontano potrà sicuramente fregiarsi di quella tsuna che gli si è appena volatilizzata fra le mani.

Su Kotooshu ho ribadito più volte la natura del mio per così dire “scetticismo”. Sono convinto che la sua maggiore potenzialità risieda nelle sue caratteristiche morfologiche decisamente fuori standard rispetto a quelle dei rikishi orientali. Quando imparerà a farne il suo vero punto di forza (come fecero prima di lui gli hawaiani) di sicuro potrà centrare obiettivi più prestigiosi dei “magri” kachi-koshi (al suo 10-5 dell’Aki ha contribuito anche il no-contest di Baruto) ottenuti da quando è Ozeki.
Kotooshu (anche lui decisamente giovane dati i suoi 23 anni) ha impiegato meno tempo perfino di Asashoryu nel percorrere il tragitto da Maegashira ad Ozeki, cosa che ritengo non gli abbia affatto giovato.

L’ennesima speranza giapponese Kisenosato ha ottenuto all’Aki 2006 il suo quarto 8-7 negli ultimi 5 basho. Se il kachi-koshi di misura è comunque il risultato minimo indispensabile per non subire retrocessioni e ricevere promozioni, non può certo essere sufficiente per scalare i vertici del Sanyaku. Così come non può esserlo alternare prestazioni di assoluta eccellenza (come le affermazioni su Hakuho ed Asashoryu) ad altrettante prestazioni assolutamente insufficienti.
In ogni caso il Komusubi giapponese, per mezzi tecnici oltre che anagrafici (ha da poco compiuto 20 anni), si colloca sicuramente nel ristretto gruppo dei rikishi con le maggiori potenzialità di affermazione ad alto livello, anche se il rischio che rimanga l’ennesima “eterna promessa” è purtroppo ancora consistente.

Di maggior spessore è stato, invece, il kachi-koshi di Kokkai in ragione soprattutto del fatto che il rikishi georgiano era al suo debutto nel gradino più basso del Sanyaku. E non gli si può certo rimproverare, se in una situazione anche psicologicamente così difficile, si sia affidato quasi esclusivamente al suo sumo fatto di spinte ed aggressività. Sebbene Kokkai annoveri fra le sue vittime praticamente tutto il vertice attuale del Sanyaku, a partire dallo stesso Yokozuna, difficile prevedere per il rikishi georgiano un futuro molto al di sopra del rango che ha così faticosamente conquistato mostrando sul dohyo un cuore da gladiatore.

Tolto Asashoryu, le prestazioni migliori, anche dal punto di vista aritmetico, sono venute da alcuni Maegashira. Fra questi, Roho ha centrato il risultato che gli era stato pronosticato (almeno da me), mentre Aminishiki, Iwakiyama ed Ama, sono andati, ritengo, ben oltre ogni più rosea previsione.
Va detto che i 4 Maegashira in questione hanno ottenuto da soli 42 vittorie, contro le 40 conquistate complessivamente dagli altri 8 Maegashira di livello dall’1 al 6.
Questa della crisi di risultati dei Maegashira di livello elevato, dopo essersi già verificata a Nagoya, sta diventando una tendenza molto preoccupante, perchè denuncia l’incapacità di molti rikishi di ripetere con costanza risultati positivi.

Nell’ottica del ricambio generazionale che sta facendo da “fil rouge” a questo mio commento, fra i 4 Maegashira citati vedo il solo Roho come il rikishi in grado di affermarsi fino al rango di Ozeki. Il russo ha le caratteristiche fisiche e tecniche (anche se è ancora un po’ “grezzo” sotto questo aspetto) per riuscire nell’impresa, ha già subito (e spero metabolizzato) lo scotto del debutto nel Sanyaku e sembra aver risolto finalmente i suoi problemi caratteriali. Nella condotta dei suoi basho è possibile trovare ancora qualche passaggio a vuoto, ma tutto sommato questo è ancora (per poco) accettabile.

Aminishiki ed Iwakiyama hanno rispettivamente 28 e 30 anni ed il loro miglior piazzamento nel banzuke li ha visti Maegashira 1 e Komusubi. Difficile, vista l’età, che possano salire molto oltre.

Ama si è confermato ancora una volta il beniamino di un pubblico sicuramente esaltato dall’ennesima riproposizione della lotta di Davide contro Golia. Il rikishi mongolo ha idealmente raccolto il testimone da un altro amatissimo sumotori di qualche anno fa, quel Mainoumi che a discapito dei suoi 170 cm (reali) riusciva ad avere la meglio su colossi della stazza di Konishiki ed Akebono. Di Mainoumi, Ama è fisicamente più prestante e ne ha probabilmente la velocità e la tecnica, ma non la frenesia e la tenacia. Come già per il suo predecessore è oggettivamente difficile pronosticare per lui grosse possibilità fra i Sanyaku. In questo Aki, tra l’altro, la sua insperata rincorsa allo yusho si è fermata proprio in quei confronti diretti nei quali, invece, Mainoumi traeva gli stimoli necessari per le sue grandi imprese.

In questa mia riflessione “a bocce ferme” mi sembra opportuno inserire alcune considerazioni anche sullo YDC e sugli shinpan.
I proclami pre-basho e gli annunci post-basho hanno inesorabilmente messo in evidenza gli aspetti contraddittori ed incoerenti che sembrano ormai governare uno YDC sempre più smarrito sulla strada di Damasco. Ciliegina sulla torta la pretesa di un 12-3 solo per prendere in esame l’eventualità di una promozione ad Ozeki di Miyabiyama (quando un 12-3 da Sekiwake comporta di rito la promozione). Il rikishi giapponese rischia di pagare “in toto” gli errori dello YDC nella gestione della questione “Hakuho-Yokozuna”.
Gli shimpan, da parte loro, in occasione dell’assai discusso match fra Asashoryu e Chiyotaikai hanno perso per l’ennesima volta la possibilità di manifestare coerenza e capacità di giudizio nell’arrestare la tendenza che vuole lo Yokozuna sempre sconfitto (nonstante le immagini lo consacrino vincitore) a vantaggio dei rikishi giapponesi nei bout che richiedono un giudizio collegiale.
Non credo sarà l’ultima volta che assisteremo a questo tipo di scempio. E questo nonostante Asashoryu, a soli 26 anni, sia l’unico Yokozuna in attività, abbia già 18 tornei all’attivo, il record assoluto di yusho consecutivi (7) e di incontri vinti in un solo anno (84 contro gli 80 di Chiyonofuji) … o forse proprio per questo.

Vorrei concludere ringraziando Pierfranco e Julien per la fantastica opportunità che mi hanno dato di occuparmi dalle pagine di sumo.it di questa che è una delle mie passioni più recenti ma sicuramente più grandi, nonchè tutti voi che avete avuto la pazienza di leggere e commentare le mie strampalate riflessioni.

Arigatò.

Categoria: Aki Basho 2006

Pierfranco SpazianiPost Basho Report

Ricordate? Ci eravamo lasciati, a Nagoya, con la mancata promozione di Hakuho, motivata dallo YDC con la proclamazione che quello era stato il Torneo di Asashoryu, reduce dall’infortunio e capace di arrivare imbattuto all’ultima giornata. Era sembrato a tutti, me compreso, che l’avvento del nuovo Yokozuna fosse solo una questione burocratica, un semplice differimento nel tempo. L’Aki Basho ci ha invece mostrato una realtà ben diversa, o, se preferite, la realtà che il sumo sta mostrando da quasi tre anni: Asashoryu è il padrone del dohyo, che lo si voglia o no, ed ha ceduto solo alle baldorie matrimoniali (Aki 2004) o ai malanni fisici (Hatsu e Natsu 2006). Risulta evidente come lo Yokozuna abbia perso un solo yusho per propri demeriti, mentre è ben saldo al comando quando le cose funzionano a dovere. Questa premessa serve a chiarire l’ambito in cui si svolgono le vicende del sumo, così da evitare fraintendimenti nello sviluppo del discorso.

L’Aki 2006 ha tenuto fede alle sue caratteristiche di Torneo delle sorprese: nel 2004 uno Yokozuna distratto e fuori condizione aveva rimediato il peggior score del triennio (9-6), mentre lo scorso anno ci fu l’incredibile rimonta su Kotooshu, terminata con un playoff raggiunto con un drammatico crescendo di colpi di scena. Dato che il risultato dell”Aki 2006 non è stato mai in bilico, se non dal mero punto di vista aritmetico, le sorprese (negative) sono giunte dall’enorme divario finale tra il vincitore e tutti gli altri rikishi – il più ampio degli ultimi tempi – e dal tormentato cammino dei Sanyaku, primi fra tutti gli Ozeki, ed in particolare di Hakuho. I riscontri positivi, invece, sono legati ai risultati di Ama, Aminishiki e Roho, con un distinguo rappresentato dal calendario e dai risultati contro i Sanyaku. Tutti temi da trattare ed approfondire.

Asashoryu ha condotto il Torneo concedendosi la sola distrazione del match contro Kisenosato, sconfitta netta ed ampiamente commentata. Altrettanto dibattuto ed analizzato è stato il bout con Chiyotaikai, e ritengo che i due episodi abbiano trovato tutto lo spazio che meritavano. Non so, invece, dove troveremo la capienza adatta a contenere i commenti e le lodi alle gesta dello Yokozuna. Passano gli anni, scorrono i Tornei, ma il filo conduttore del sumo del nuovo secolo è sempre lui. Abbiamo ammirato le sue imprese e sottolineato ogni prodezza, giungendo quasi ad esaurire gli aggettivi ed i superlativi: quest’ultimo yusho ha però qualcosa di diverso, a mio giudizio, e cercherò di spiegarvene la ragione.

Quando Asashoryu divenne Yokozuna, non godeva di una buona reputazione. Il suo carattere altamente infiammabile lo aveva già reso famoso nelle categorie inferiori, ed egli aveva contribuito ad alimentare l’ostilità nei suoi confronti con atteggiamenti e comportamenti al limite della radiazione. Si era formato, in Giappone, un vero e proprio movimento d’opinione contro l’invasore mongolo che contestava le decisioni arbitrali, insorgeva contro la struttura neo-feudale delle scuole di sumo, rinnegava e minacciava fisicamente il proprio maestro (rifiutandosi poi di presenziare al suo funerale), ritirava i premi in denaro con la mano sinistra e si rifiutava di dividerli con l’Oyakata nella percentuale storicamente stabilita. Per non parlare della polemica sui regali di nozze.
Nel frattempo, però, Asashoryu continuava a vincere, anzi a stravincere. Ed allora sono arrivate le critiche per la presenza di troppi stranieri nel sumo ed i paragoni con i grandi Yokozuna del passato, ai quali Asashoryu non poteva neanche lontanamente accostarsi perchè privo di una vera e consistente concorrenza sul dohyo. Poi è avvenuto l’imprevedibile: Asashoryu, magico ed implacabile, si aggiudica il Grande Slam e stabilisce addirittura il record assoluto di yusho consecutivi (7, per chi non lo ricordasse), e nel momento della massima esaltazione agonistica, del trionfo senza eguali, lo Yokozuna si commuove e prorompe in un pianto incontenibile, rivelando l’aspetto più segreto della sua personalità. Tutto il Giappone ha preso coscienza dell’uomo Asashoryu, ricambiando quell’attimo di stupenda umanità con un tributo di stima e rispetto fino a quel momento impensabile.

Da quel momento, invece, Asashoryu è diventato uomo-immagine apprezzato ed acclamato, comunicatore di talento e… saggio dispensatore d’interviste. La sfida con Kotooshu gli aveva dato una prima occasione di mostrarsi accomodante e prodigo di complimenti e suggerimenti nei confronti dell’avversario battuto, ma la successiva contesa con Hakuho ha consacrato le sue qualità di attento ed acuto gestore del potere.
Prima di Nagoya, Asashoryu si era detto impaziente di vedere un nuovo Yokozuna al suo fianco, ratificando le aspettative del pubblico e mostrando grande ammirazione per Hakuho. Dopo Nagoya, si è dispiaciuto per la mancata promozione del connazionale e lo ha consolato con parole di grande conforto. Prima dell’Aki, Asashoryu aveva prospettato la condivisione del trono come un evento prossimo e positivo, al termine del Torneo ha trovato il giusto modo per rimarcare le difficoltà psicologiche incontrate da Hakuho (infortunio a parte) con generosa comprensione, ricordando che anch’egli aveva avuto dei problemi simili.

Ecco, la differenza è tutta qui. Asashoryu continua a vincere e stupire, è vero, ma ha compiuto una maturazione che lo ha reso quasi un santone del sumo: non è più l’estraneo usurpatore, il detestabile campione che opprimeva i rikishi giapponesi (ma allora, sono forti o no? Decidiamoci…), bensì uno Yokozuna al 100%, sul dohyo e nel costume giapponese. Ed i giapponesi hanno gradito. Anche se non c’è stata vera incertezza, Asashoryu ha vinto l’Aki Basho alla grande e tutti lo riconoscono. Si è perfino contenuto nelle esternazioni dopo il match con Chiyotaikai, concedendo alla folla un’esultanza che ha avuto il sapore dello sfogo liberatorio di un attimo (un pò esagerato, vero Alessandro?). Aveva già lo yusho in tasca, non dimentichiamolo, ma lo Yokozuna non è uno che si rassegni a perdere in nome della pax giapponensis (che Cicerone mi perdoni…). In sostanza, a me sembra che il successo della sua personalità sia altrettanto straordinario quanto le sue vittorie sul dohyo, e lo affermo con cognizione di causa: il diciottesimo yusho, quello della maggiore età (come lo ha chiamato Marco), è stato siglato con quell’incedere travolgente ed imperioso, con quella particolare forma d’arte che è il sumo di Asashoryu (e di nessun’altro, al momento).

Scendere dal paradiso agl’inferi non è cosa semplice (e nemmeno piacevole), ma questo percorso dantesco a ritroso si rende necessario per passare al commento riguardante Hakuho. Voglio subito chiarire che la giustificazione dell’infortunio alla prima giornata mi trova alquanto scettico. Non ho partecipato alla discussione sul forum riguardo alla notizia apparsa lunedì scorso, perchè mi riservavo di dire la mia in questa sede. Non ritengo che l’infortunio sia un pretesto in assoluto, credo invece che Hakuho, o chi per lui, abbia voluto creare un ammortizzatore morale al brutto esito del Torneo. E’ rimasto sul dohyo ed ha combattuto fino all’ultimo senza evidenziare particolari handicap (o li ha abilmente celati), ed ha perso una serie di bouts in modo più che ammissibile. Anche il match con Asashoryu mi è sembrato del tutto credibile, sia sul piano fisico che agonistico, al punto che la vittoria dello Yokozuna è stata fortemente contrastata, se non incerta.

A mio modo di vedere, i problemi di Hakuho sono da ricercare principalmente nella sua spasmodica urgenza di raggiungere il traguardo più prestigioso e nell’aver ecceduto in tattiche che hanno denotato una certa (ed inadeguata) impazienza. L’Ozeki mongolo si sentiva troppo convinto dei suoi mezzi e certo di superare agevolmente avversari che considerava di transito, trovando invece sulla sua strada rikishi come Amishiki e Kotomitsuki, che lo hanno messo alla frusta e ne hanno determinato uno stato di trasparente apprensione ed insicurezza. Non s’è mai vista quella convinta superiorità che lo aveva guidato negli ultimi due Tornei, fatta anche di ragionata prudenza nell’attaccare e nell’attendere il momento giusto per colpire l’avversario. Le sconfitte contro la maggioranza dei Sanyaku, tolti Kokkai e Miyabiyama, lo dimostrano.
Infortunio o no, insomma, Hakuho ha sbagliato moltissimo. La prima sconfitta ha certamente pregiudicato il suo progetto strategico, innescando quel meccanismo psicologico in cui l’ansia da prestazione (sportiva, naturalmente…) ha preso il sopravvento sulla lucidità tattica, come detto.

Come diretta conseguenza del suo 8-7 finale, lo YDC non ha potuto fare altro che tornare ad indicare la strada maestra, quella che conduce da sempre alla promozione a Yokozuna: ad Hakuho occorreranno due yusho consecutivi. Ciò significa l’azzeramento di ogni sottosistema secondario che, eventualmente, potrebbe essere ripreso in considerazione alla luce di risultati costanti e comunque equiparabili a quelli dello Yokozuna in carica.
Settembre è un mese fatale, che ha visto già due attesi eroi fallire la prova decisiva, ma per Hakuho, più che per il Kotooshu del 2005, esistono concrete speranze di riabilitarsi in fretta.

Seguendo la logica dei risultati, e non quella del rango, il discorso si sposta sui Maegashira delle meraviglie. Come ho accennato in premessa, non possiamo valutare allo stesso modo la performance di Aminishiki, Roho ed Ama, dato che quest’ultimo ha goduto di un calendario inizialmente tarato sulla sua classifica di Maegashira 6, sulla carta più vantaggioso. Ma la serie di vittorie accumulate da Ama, ed il suo 11-4 finale, hanno una connotazione emotiva, oltre che tecnica, alla quale non possiamo sfuggire. Il giovane peso piuma mongolo ha dato lezione di stile e combattività, eseguendo spettacolari assoli di grande sumo e tirando il fiato solo contro le teste coronate del banzuke. E’ mancato l’acuto di prestigio, è vero, però il Fighting Spirit Prize ha suggellato un Torneo da protagonista. Tralascio tutti i complicati ragionamenti sulla sua posizione nel banzuke di novembre, vedremo cosa deciderà il Kyokai.

La palma del più bravo tra i mortali, l’ha invece conquistata Aminishiki, artefice di una splendida striscia di vittorie sui Sanyaku. Pur non venendo da risultati particolarmente brillanti nei Tornei precedenti, Aminishiki si è presentato a Tokio in un totale stato di grazia che, per felice coincidenza, lo ha esaltato nel durissimo cammino che la sua classifica di Maegashira 3 prevedeva. Vince per la terza volta il Technique Prize, segno di una carriera più che decorosa, e si propone per un posto nel Sanyaku.

Le aride statistiche degli ultimi 6 Tornei ci dicono che Roho, fatta eccezione per il 4-11 di maggio (fugace apparizione da Komusubi), ha un passo superiore a quello di Kotomitsuki: avesse azzeccato anche il Natsu Basho, probabilmente sarebbe già appaiato al Sekiwake, abbonato ad un periodico 8-7. Roho ha accusato quel paio di sconfitte poco edificanti che lo accompagnano da sempre, però ha tenuto bene il dohyo e si può vantare di aver sconfitto tutti gli Ozeki tranne Hakuho, che gli è stato risparmiato dal calendario: niente male! Inoltre, il russo ha dato un deciso cambio d’indirizzo al suo comportamento, e speriamo che non ricada negli errori del passato. Al di là dei numeri, comunque, Roho ha praticato un buon sumo di sostanza, abbellito qua e là da qualche numero tecnicamente apprezzabile. Non sarà mai un mostro di fantasia e, soprattutto, di simpatia, ma potrebbe mantenere un buon rendimento nel tempo e minacciare i Sekiwake, visto che la risalita a Komusubi sembra cosa acquisita.

Tornando al rispetto delle gerarchie, è il momento degli altri Ozeki; mi sembra giusto iniziare da Kotooshu, se non altro per aver chiuso il Torneo in netta serie positiva. Mi asterrò dal commentare le vicende di Kaio.

L’Ozeki europeo, adeguandosi all’esempio dei suoi colleghi giapponesi, si mantiene sotto il par delle 11,3 vittorie di media, limite sindacale stabilito per non decadere dal suo rango, ma sono anni che il parametro viene disatteso dal Kyokai. Ciò detto, possiamo ritenere incoraggiante la cinquina con cui Kotooshu si è congedato dal dohyo di Tokio, comprendente anche il no- contest per il ritiro di Baruto. Gli ultimi due bouts hanno addirittura fatto sobbalzare l’amico Julien, rischiando di fargli andare di traverso la prima colazione (e non nego di aver gioito con lui). Ci è stato negato il match con Asashoryu, a causa dell’intromissione di Ama ai vertici della classifica provvisoria.
Kotooshu ha anche modificato il kanji del suo shikona, accorgimento sul quale lo stesso Julien ci ha magistralmente illuminati: speriamo che l’usanza scaramantica sia foriera di buone novità e di un miglior sumo.

Chiyotaikai ha raddoppiato la gioia del Ryogoku Kokugikan con la vittoria su Asashoryu (dopo quella di Kisenosato) e si è comportato come di consueto, disseminando il suo score di un numero di sconfitte ampiamente coerente con i dati degli ultimi tempi. Alla decima giornata era già ufficialmente escluso da qualsiasi ambizione allo yusho, ma anche questo rientra nella norma. Qualche bel flash di tanto in tanto, rituale accademia dello tsuppari ed un ceffone che avrebbe staccato la testa a chiunque non fosse un rikishi allenato, sono il bilancio dell’Ozeki scapigliatore.

Di Tochiazuma posso dire che ha resistito stoicamente sul dohyo ed ha stupito per il recupero fisico. Mettiamola così: esordio con trittico di pesanti sconfitte (stile trattoria di campagna: tagliatelle, cannelloni e ravioli), con evidente zoppia e seri dubbi sulla continuazione delle ostilità; intermezzo di vittorie su Komusubi ed Ozeki, con la sola caduta per mano di Baruto, e gran finale con la soddisfazione di aver sconfitto Ama ed Aminishiki, stelline del Torneo. Tochiazuma saluta Tokio con un bottino che farebbe contento un Maegashira sano e che soddisfa a metà un Ozeki molto acciaccato che sembrava non poter muovere la gamba infortunata. Da segnalare la ripetitività dei kimarite vincenti: tre oshidashi, altrettanti tsukiotoshi e due yorikiri.

La zona dei Sekiwake ha vissuto giornate alterne. Kotomitsuki ha riportato il kachi-koshi alla 13a, ripetendo il tradizionale 8-7 che ho avuto modo di citare a proposito di Roho. Ha steso i quattro Ozeki che ha incontrato (Kotooshu non l’ha visto nemmeno lui), mentre si è arreso ad avversari meno quotati. Senza questi errori, avrebbe potuto cogliere un risultato molto più corposo e far sparire, in parte, il broncio che lo rende inconfondibile.

Miyabiyama non è andato oltre un buon 9-6, rinunciando alle attese di promozione e ripiegando su uno standard più consono al suo valore. La sopravvalutazione di Miyabiyama è stato un tema di cui si è molto trattato ed il Kyokai ci ha messo il carico da undici: per la promozione ad Ozeki saranno necessarie 12 vittorie al Kyushu Basho, il che equivale a dire “Mission (almost) impossible”.

Kisenosato ha compiuto il capolavoro del Torneo contro Asashoryu, dopo che aveva superato anche Hakuho alla prima giornata, e si è portato a casa l’Outstanding Performance Award, ma il kachi-koshi lo ha strappato all’ultimo momento e grazie al forfait di Futeno. Non mi sembra che si possa parlare di una prestazione eminente sotto ogni profilo. Kisenosato ha spesso deluso i suoi fans con un sumo non all’altezza delle aspettative che in lui vengono riposte, poichè la scalata al Sanyaku richiede una continuità di risultati che il giovane rikishi nipponico non ha ancora espresso. La promessa è sempre valida, ma il sopraggiungere di altri agguerriti pretendenti la rende molto più difficile da mantenere.

Kokkai ha difeso strenuamente il posto tra i Sanyaku ed è andato a conquistare il kachi-koshi contro alcuni degli avversari più temibili. Bravo in queste circostanze, il georgiano subisce invece delle sconfitte decisamente evitabili e non riesce ancora a modulare la propria condotta di gara. L’assalto a testa bassa è da sempre il suo clichè e non se ne vuole separare, limitandosi, per lo più, alle sole tecniche di spinta; vorrei vederlo più spesso andare in presa e mettere la forza al servizio dell’abilità nel corpo a corpo, ma forse è soltanto una pia speranza.

Nelle posizioni appena più arretrate, si sono distinti Iwakiyama, Futeno e Kotoshogiku, che ritroveremo, nel prossimo banzuke, al posto dei rikishi macchiati dal make-koshi. Tra questi, pessimi Tamanoshima, Tamakasuga e Baruto, finchè ha combattuto. Sull’estone si stanno addensando le fosche nubi di un danno fisico molto serio che lo potrebbe escludere dal prossimo Torneo, comportandone la retrocessione al fondo del banzuke, se non tra i Juryo.

Prima di lasciarvi, voglio ringraziare Marco per il prezioso lavoro quotidiano che ha svolto e che ha incontrato il gradimento di tutti gli amici di Sumo.it.

Sayonara.

Categoria: Aki Basho 2006

Marco Di DonfrancescoKotooshu modifica il suo shikona

Dopo il bel 10-5 dell’Aki, Kotooshu sembra proprio intenzionato a riscattare l’opaca prima parte del 2006, di cui è stato protagonista. L’Ozeki bulgaro ha, infatti, deciso di cambiare l’ultimo ideogramma del suo shikona.

Modificare il proprio nome, quando le cose non sono andate come ci si aspettava per un prolungato periodo di tempo, sembra sia una pratica comune, e beneaugurante, in Giappone.

(fonte: Sumotalk News)

Categoria: Aki Basho 2006

Pierfranco SpazianiYDC commenta l’Aki

Sono giunte le consuete osservazioni dello YDC a fine Torneo.
La Signora Uchidate ha richiamato il Kyokai ad un maggior controllo sul contegno dei rikishi ed al rispetto delle regole in generale.
Il Chairman Ishibashi ha dichiarato che Miyabiyama potrebbe tornare Ozeki al prossimo Kyushu con 12-3.

Categoria: Aki Basho 2006

Pierfranco SpazianiHakuho infortunato

Sumo News ha diffuso la notizia di un serio infortunio ad Hakuho: si tratta del ginocchio destro ed il problema si è verificato alla prima giornata. Hakuho dovrà osservare tre settimane di riposo.
Vi rimando alla versione ufficiale, molto più dettagliata.

Categoria: Aki Basho 2006

Pierfranco SpazianiSenshuraku

Ora è ufficiale: tutto il mondo si è accorto della scorrettezza di Chiyotaikai ed è insorto contro coloro i quali sono pagati per sorvegliare (poco) e giudicare (male) e che hanno nuovamente accusato quella strana sindrome oftalmica che periodicamente aggredisce soltanto gli uomini in kimono nero seduti intorno al dohyo. Non esiste alcun alibi, non c’è giustificazione che tenga. E’ stato convocato un mono-ii che ci poteva essere risparmiato, visti i risultati, e tutto ha il sapore della presa in giro: perchè “discutere delle questioni” quando la decisione è già stata presa? A che serve stare lì oltre un minuto a fare la manfrina di rito, se c’è la chiara intenzione di disattendere la prova del misfatto? E se, come hanno rilevato TUTTI gli interessati al sumo, quel match fosse stato decisivo per l’assegnazione dello yusho? Se fossimo a Sorrento, ed avessimo a che fare con giudici donne, potremmo pensare ad un remake del famoso film, ma il sumo si pratica ben lontano dalla Campania ed i giudici hanno a disposizione mezzi che avrebbero ridato la vista alla ben nota protagonista del dramma costiero. A rendere la situazione ancora più odiosa, ci si sono messi anche i telecronisti ufficiali, incuranti delle immagini che scorrevano sotto i loro occhi e tutti concentrati a chiedersi dove fosse il piede destro di Chiyotaikai. Che somari! Come hanno fatto a non vedere la mano sinistra che impugna il codino di Asashoryu? Ascoltate i loro commenti nel replay di Banzuke e fatemi sapere.
Trovo il comportamento dei giudici ridicolo ed offensivo, e non è la prima volta che accade, come ho già detto: portatemi una sola argomentazione valida a sostegno e formulerò le mie scuse ufficiali al NSK (ma non ai telecronisti…).

Asashoryu deve aver ruminato l’accaduto a lungo, ma lo yusho conquistato così limpidamente, e con un distacco abissale, avrà lenito la pena provocata dalla cecità apparente dei Signori in Nero. Lo Yokozuna si è ripresentato sul dohyo per spazzare via Hakuho e la collera di ieri, impresa riuscita con qualche difficoltà finale. Forte, attivo e concentrato, il Grande Mago Mongolo ha imposto il suo sumo al pretenzioso conterraneo, vincendo quasi nella stessa maniera in cui aveva perso a Nagoya. Hakuho ha dovuto sopportare due attacchi mirati al rovesciamento laterale ed ha sentito tutta la sete di vendetta del regale avversario, trovandosi infine a fare l’asse d’equilibrio sul tawara. Un paio di secondi in bilico e poi la svolta: lo Yokozuna rovescia tutto il suo peso su Hakuho e quest’ultimo si mette in posizione per tentare l’estrema difesa con l’utchari. L’Ozeki si arcua all’indietro e solleva Asashoryu, portandolo sopra di sè con tutto il suo peso, ma non compie la girata stile lanciatore di martello e cade con l’avversario addosso. Hakuho piomba a terra di schiena e la vittoria viene assegnata allo Yokozuna, anche se non si riesce a cogliere chi sia arrivato per primo al suolo perchè il primo piano dello sconfitto copre la visuale del dohyo. In questo caso viene applicata la regola dell’attaccante in vantaggio ed Hakuho porge la mano al nobile vincitore con estrema cortesia, andando poi diligentemente a salutare senza nemmeno l’ombra di un ripensamento. Lo scambio di gesti sportivi e rispettosi conferma ancor più la bontà dei loro rapporti.
Asashoryu chiude con 13-1-1, considerando il furto subito, e si attrezza con telescopi da osservatorio astronomico per cercare d’individuare il resto dei sekitori presenti a Tokio. I suoi avversari più prossimi sono a tre vittorie di distanza, sagome indistinguibili all’orizzonte. Ed alcuni dei più accreditati sono addirittura fuori portata, se consideriamo la doppia cifra come il metro di misura per mantenere un briciolo di dignità dovuta al rango. Lo Yokozuna raccoglie il 18° yusho e comincia a pensare al prossimo: le grandi leggende del passato sono più vicine…

Hakuho termina questo Aki con un risultato vergognoso. Un kachi-koshi di misura non era nelle sue previsioni, tantomeno nelle nostre. Oggi ha cercato di fare il duro ed è rimasto a fissare lungamente Asashoryu per tutta la fase di preparazione, con l’intento di apparire fiero ed ostile. Ad ogni lancio di sale ha fatto seguito un’interminabile sfida di sguardi, ma la sostanza è venuta a mancare: l’Ozeki è partito sconfitto dagli spogliatoi, secondo me, ed ha simulato una sicurezza che in questi giorni non gli è mai appartenuta. Torna tra le pareti della sua scuola con un patetico 8-7, sfiorando la chiamata a kabodan. La tsuna è una severa maestra, parafrasando Robert A. Heinlein.

Per un Ozeki che si è inspiegabilmente disattivato, eccone un altro che torna ad onorare parzialmente il proprio ruolo. Kotooshu realizza un filotto finale di buona fattura, concluso con la vittoria su Chiyotaikai. La torre bulgara, pur perdendo terreno, ha sopportato adeguatamente l’esordio bellicoso del giapponese, proteso a tentare uno strangolamento in pubblico, ed è ripartito in attacco con un’unica progressione che lo ha fatto prevalere su un avversario che è uscito dal dohyo quando aveva già smesso di lottare. Quanta differenza con l’irruenza di ieri.
Kotooshu ha un bilancio in attivo con i Sanyaku (4-3), ma non ha incontrato Asashoryu e Kotomitsuki. Vorrei che queste ultime giornate fossero il preludio ad un rilancio delle sue ambizioni e ci restituissero stabilmente un Ozeki degno della sua qualifica.
Chiyotaikai si è afflosciato come un soufflè mal riuscito.

L’ultimo Ozeki del banzuke ha rimediato la sesta sconfitta contro il Roho più brillante della stagione, pur con le dovute riserve sulle sue puerili sconfitte. Roho compie una falsa partenza un pò nervosa, Tochiazuma si mostra imperturbabile. Tachi-ai completamente a vuoto dell’Ozeki, che trova Roho già spostato alla sua sinistra e veloce nell’afferrare con la mancina il retro del mawashi sguarnito, portando Tochiazuma fuori dal cerchio sacro con un movimento quasi armonioso.
Per il russo si riapre la porta di un Sanyaku decisamente intasato, alla luce dei risultati generali, ma meritato, dopo la fugace apparizione di marzo.
Tochiazuma ha recuperato punti dopo una partenza disastrosa e la minaccia di ritiro, tornando in qualche modo a combattere discretamente. Sembrava cotto e quasi non metteva il piede a terra, poi ha vinto 5 bouts di seguito ed ha terminato con un 2-2 che lo ha messo al riparo dalla minaccia di retrocessione. La sconfitta di oggi rientra nel suo repertorio classico, quello che non gli ha dato accesso alla tsuna, per intenderci.

Mi sembra doveroso riservare ad Ama uno spazio di riguardo nel bel mezzo dei commenti sui Sanyaku, anche in considerazione del suo possibile, per non dire probabile, ritorno tra le alte sfere del sumo. L’agevole vittoria di oggi su Hokutoriki lo porta a 11-4 e cancella il brutto trittico di sconfitte delle precedenti giornate. Nessuna fatica particolare, per Ama: Hokutoriki cede repentinamente all’azione del mongolo dopo un poco convinto accenno di hatakikomi e si accontenta di far apparire la doppia cifra nel suo score. Ama si abbassa per assecondare la presa alla testa porta l’avversario al di là del tawara: il Fighting Spirit Prize è suo!

Oggi era in programma il derby dei Sekiwake, vinto da Miyabiyama con la tecnica preferita. Kotomitsuki non si organizza per l’assedio dell’avversario e perde il passo giusto per sostenerne l’impeto. Miyabiyama agisce con schemi accademici e sottrae l’appoggio nel momento dovuto, perfezionando l’hatakikomi che aveva progettato.
Resteranno entrambi al loro posto: Kotomitsuki con affanno ma grazie alle 4 vittorie conseguite con gli Ozeki, Miyabiyama in forza del 9-6 centrato con più linearità ed impreziosito dal successo odierno e dalle 2 vittorie con i diretti superiori.

Taccio, per ora, sul kachi-koshi di Kisenosato e sull’Outstanding Performance Award che gli è stato conferito: il ritiro di Futeno cauterizza in via preventiva un possibile trauma da make-koshi. Appuntamento al commento post-Basho.

Ancora lodi a non finire ad Aminishiki per suo rimarchevole risultato: ha battuto anche Kokkai, conclude con 11-4 e si aggiudica uno strameritato Technique Prize, onorato con un match molto ragionato. Kokkai è scattato con le braccia unite e molto alte, ma Aminishiki ha respinto l’attacco e la successiva presa al collo facendo tornare indietro il georgiano. Al nuovo tentativo, in verità molto approssimativo, dell’avversario di caricare e legare le braccia, Aminishiki ha contrapposto un movimento in arretramento che ha sbilanciato Kokkai e lo ha preparato per l’hikiotoshi risolutivo.
Questa vittoria dovrebbe assicurare ad Aminishiki un posto nel Sanyaku, aumentando l’arcinoto ingorgo nella zona dei Komusubi. Troverà ad attenderlo un Kokkai che ha arricchito la propria collezione di vittime titolate con i nuovi scalpi di Ozeki e Sekiwake strappati a Tokio, sebbene il kachi-koshi della salvezza sia veramente minimale.

Vi sottraggo gli ultimi scampoli di lucidità per annotare il 10-5 di Iwakiyama, vittorioso su Kasugao al termine di un bout privo di incertezze. Tsuppari iniziale, presa consistente e capitolazione dell’avversario per uwatenage. Le doti tecniche e fisiche di Iwakiyama sono state nettamente superiori a quelle del rikishi sudcoreano e per il Maegashira 5 si prospetta una promozione che metterà in ulteriore imbarazzo i dirigenti del sumo.

Sayonara.

Categoria: Aki Basho 2006

Pierfranco SpazianiSenshuraku

Ora è ufficiale: tutto il mondo si è accorto della scorrettezza di Chiyotaikai ed è insorto contro coloro che sono pagati per sorvegliare (poco) e giudicare (male), i quali hanno nuovamente accusato quella strana sindrome oftalmica che periodicamente aggredisce soltanto gli uomini in kimono nero seduti intorno al dohyo. Non esiste alcun alibi, non c’è giustificazione che tenga. E’ stato convocato un mono-ii che ci poteva essere risparmiato, visti i risultati, e tutto ha il sapore della presa in giro: perchè “discutere delle questioni” quando la decisione è già state presa? A che serve stare lì oltre un minuto a fare la manfrina di rito, se c’è la chiara intenzione di disattendere la prova del misfatto? E se, come hanno rilevato TUTTI gli interessati al sumo, quel match fosse stato decisivo per l’assegnazione dello yusho? Se fossimo a Sorrento, ed avessimo a che fare con giudici donne, potremmo pensare ad un remake del famoso film, ma il sumo si pratica ben lontano dalla Campania ed i giudici hanno a disposizione mezzi che avrebbero ridato la vista alla ben nota protagonista del dramma costiero. A rendere la situazione ancora più odiosa, ci si sono messi anche i telecronisti ufficiali, incuranti delle immagini che scorrevano sotto i loro occhi e tutti concentrati a chiedersi dove foss

Categoria: Aki Basho 2006, Comunicazioni di servizio

Pierfranco SpazianiAsashoryu batte Hakuho e trionfa a Tokio

Lo Yokozuna termina l’Aki Basho con una bella vittoria su Hakuho. Match vigoroso e sempre in pugno al Grande Campione. Sguardi intensi e bellicosi prima del tachi-ai, come sempre, ma Asashoryu non concede nulla al compatriota e conduce bene l’incontro. Due tentativi di ribaltamento non riusciti e conclusione simile a quella di Nagoya, ma stavolta a parti invertite.
Grande prova di Kotooshu contro Chiyotaikai-l’acconciatore. L’Ozeki giapponese parte con il suo tsuppari e porta il bulgaro vicino al tawara, da dove inizia la riscossa di Kotooshu: presa salda ed azione senza esitazioni verso l’altro estremo del dohyo, con Chiyotaikai che si lascia andare senza più lottare.
Roho batte facilmente Tochiazuma in pochi secondi e finisce in doppia cifra. L’Ozeki delude di nuovo.
Miyabiyama si aggiudica il derby dei Sekiwake contro Kotomitsuki imponendo la sua tattica preferita, fatta di spinte reiterate e soluzione per sottrazione dell’appoggio all’avversario.
Futeno si ritira all’ultimo momento e regala a Kisenosato un kachi-koshi che avrebbe sudato moltissimo.
Aminishiki si conferma grande e rifila una sonora sconfitta a Kokkai. Per il giapponese un 11-4 da favola.
Ama batte Hokutoriki senza patemi e porta in Mongolia il suo splendido 11-4.
Anche Iwakiyama chiude in buone evidenza contro il sudcoreano Kasugao: per il colosso in mawashi smeraldo un bel 10-5.
Kotoshogiku supera Homasho e raggiunge la doppia cifra.
Falliti tutti i kachi-koshi dell’ultima giornata.

Categoria: Aki Basho 2006

Pierfranco SpazianiQuattordicesima giornata

Ho trascorso l’ultima settimana nelle vesti di Fantomas (chi lo ricorda?), ma le mie sporadiche apparizioni hanno avuto uno straordinario contrappeso nella folgorante carriera di commentatore di Marco e nella copiosa partecipazione di tanti amici vecchi e nuovi. Una combinazione di eventi che ha portato la qualità del nostro sito ad un livello davvero ragguardevole. Considerando poi i problemi di linea con il Giappone e la latitanza di Banzuke.com, mi sento di affermare che abbiamo svolto quasi un servizio sociale. Mi concentrerò sui fatti che hanno segnato questa giornata senza ripetere ciò che è già stato descritto da altri.

L’Aki Basho ha il suo vincitore: la sconfitta odierna di Ama ha ratificato il diciottesimo yusho di Asashoryu con una giornata d’anticipo, epilogo che si ripete per la seconda volta consecutiva. Lo Yokozuna incamera un trofeo che ha un significato più profondo di quanto potrebbe sembrare in apparenza, perchè giunge in un contesto che lo voleva più spettatore che protagonista. Gli squilli che richiamavano il pubblico a gremire il Ryogoku Kokugikan di Tokio, annunciavano una kermesse che avrebbe visto la promozione di un nuovo Yokozuna, ma anche questa volta i conti erano stati fatti senza il rinomato Oste Mongolo dalle sembianze di Drago che al Mattino si tinge di Blu. Asashoryu mette in bacheca un’altra Coppa dell’Imperatore e rimane ad osservare, da un’altezza vertiginosa, quel rikishi che sembrava già essere Grande Campione per pura acclamazione.

La sconfitta di oggi ha bloccato il ghigno di soddisfazione sulla bocca dello Yokozuna, anzi lo ha distorto in un ringhio di rabbia, dal momento che la vittoria di Chiyotaikai sembra essere avvenuta con una presa alla capigliatura dello Yokozuna, cosa assolutamente vietata e che comporta la squalifica di chi l’ha commessa. Non avendo le immagini da Banzuke, per saperne di più ho dovuto attendere il responso di Sumotalk, puntualmente arrivato. Vi prego di andare a leggere il commento e guardare con attenzione la foto incriminata.
Chiyotaikai ha vinto, così, un grandissimo match, forse uno dei più belli della stagione, agonisticamente parlando. Non è stata una sfida dai contenuti tecnici superlativi, parliamoci chiaro, ma una battaglia intensa e cruenta come poche altre e che ha fatto risaltare un’antica rivalità. Si sono viste scintille di katana, sul dohyo di Tokio, come se ad affrontarsi fossero due samurai dell’età feudale ai quali fosse stato affidato il compito di decidere, in un unico scontro, il destino di una guerra. Avrete compreso i toni della contesa dal commento di Marco, capace di rendere pienamente l’idea di come si è svolto il bout: a mia volta, intendo rimarcare la prestazione dei due splendidi duellanti.

Non c’è stata esclusione di colpi e l’intero incontro è stato disputato ad un ritmo esaltante, raggiungendo vette di spettacolarità non consuete. E’ stato un continuo di assalti reciproci, di parate e risposte, ed entrambi hanno dato fondo alle proprie risorse per cercare di ottenere il successo. Asashoryu è partito con l’intento di bloccare sul nascere le pretese dell’Ozeki, ma Chiyotaikai ha reagito con veemenza, incanalando il match sul piano della forza e della velocità. Tsuppari e schivate reciproche, affondi al limite della rissa ed equilibrio di valori in campo. Quando Asashoryu ha avuto l’occasione per prevalere, Chiyotaikai si è sottratto alla sua azione furiosa ed ha ribattuto con altrettanta violenza, inducendo lo Yokozuna ad alzare ancora di più il livello del combattimento. Allora, quasi inaspettatamente, è stato Chiyotaikai ad avere un certo vantaggio, ma ancora una volta i due rikishi si sono ritrovati a gareggiare sul piano del dinamismo fisico, nonostante fosse già trascorso un tempo che nel sumo non siamo abituati a riscontrare. Alla fine, Asashoryu ha provato a scardinare definitivamente le difese di Chiyotaikai con un’ultima carica rabbiosa, ma l’Ozeki ha eseguito la presa scorretta ai capelli ed è riuscito a rimanere in bilico sul tawara quel tanto che è bastato a far toccare terra per primo all’avversario. Asashoryu si è rialzato mentre l’arbitro decretava la vittoria di Chiyotaikai ed ha lanciato occhiate di fuoco verso gli shimpan, chiamando, di fatto, il mono-ii. Lunga discussione a centro dohyo e conferma della decisione iniziale. Asashoryu ha fatto capire che avrebbe voluto strozzare tutto il corpo arbitrale e gli addetti alle pulizie, però si è trattenuto ed è uscito di scena quasi senza salutare. Non invidio chi se l’è trovato di fronte in quei momenti.

Poco prima che l’uragano sopra descritto investisse l’arena, il pubblico aveva assistito alla resurrezione di Kotooshu ai danni di Hakuho. L’Ozeki bulgaro si è permesso il lusso di trattare il collega mongolo come un Maegashira di metà banzuke ed ha condotto il match come ha voluto. Pur andando entrambi in presa, si è visto subito che Kotooshu era in vantaggio e che aveva impostato la sua postura preferita, riuscendo facilmente a mettere in crisi le difese di Hakuho. Abbiamo rivisto il rikishi che l’anno scorso sembrava dover entrare nel firmamento del sumo, audace e determinato come non mai, ma l’Hakuho di oggi ha dimostrato di non saper interpretare il ruolo che tutti si aspettavano da lui. Kotooshu non è certo un rikishi imprevedibile e la sconfitta di Hakuho appare come una resa all’insostenibile tensione provocata dall’esasperante prova psicologica cui il mongolo si è dovuto sottoporre in questi giorni. La tsuna ha pesato tremendamente sul capo dell’aspirante Yokozuna. In queste condizioni avrebbe sofferto anche un match contro un Tamakasuga da chiamata d’emergenza (1-13).

La bella avventura di Ama si è conclusa contro il rigenerato Tochiazuma. Un sogno infranto, quello del giovane mongolo, al quale tributiamo comunque tutte le lodi in nostro possesso. C’era un barlume di speranza che Ama resistesse fino a domani, Asashoryu permettendo, ma il Tochiazuma della seconda metà del Torneo ha ritrovato parte del suo passato valore e non si è fatto sorprendere dall’agilità dell’avversario. L’Ozeki ha sostenuto con facilità il primo scambio di colpi ed è andato a vincere in scioltezza.

Kokkai ha raggiunto il traguardo minimo per rimanere nel Sanyaku battendo Kotomitsuki con prontezza e reattività. Lo score del georgiano non riflette in pieno i suoi meriti, secondo me, ed il match di oggi ha dimostrato che si trova più a suo agio con i rikishi che lo precedono in classifica. Kokkai ha preso subito le misure al Sekiwake e lo ha portato ad attaccare quando le sue spinte avevano già avuto l’effetto desiderato, vale a dire uno sbilanciamento in avanti che non poteva portare ad altro che all’hatakikomi conclusivo.

Miyabiyama ha colto l’ottavo successo del Torneo a spese di un Roho che non ha saputo chiudere il bout nel momento in cui si è trovato in chiaro vantaggio. L’attacco del russo è andato a vuoto ed il Sekiwake ha recuperato la posizione sul dohyo che gli ha permesso di prendere l’iniziativa. Le sbracciate di Miyabiyama hanno poi avuto la meglio sull’ultimo tentativo di resistenza di Roho.

L’ultima citazione è per Aminishiki, bravo e concreto per tutto l’Aki Basho. Oggi non si è smentito ed ha infierito su un Kisenosato confuso ed infelice. Mi è particolarmente piaciuta la ripetizione della tecnica che aveva già consentito ad Aminishiki di battere Hakuho.

Domani passerella finale ed ancora verdetti: saremo pronti a raccogliere ogni frammento del sumo che vedremo.

Buona domenica.

Categoria: Aki Basho 2006

Marco Di DonfrancescoQuattordicesima giornata flash: il giorno del Drago

Con una giornata di anticipo, come del resto gli è abituale, Asashoryu conquista il suo 18° yusho, entrando così a far parte della ristretta cerchia degli Yokozuna “maggiorenni”.
In un Aki Basho 2006 che nelle intenzioni ed aspettative di molti, forse di troppi, doveva sancire il passaggio da una monarchia assoluta ad un’oligarchia mongola, Asashoryu fa quello cui ci ha abituato e zittisce tutti, appropriandosi del basho fin dalle prima battute e dando prova, con la sola eccezione della distrazione con Kisenosato, di quale sia il suo repertorio: ben 10 kimaritè differenti nel palmares delle sue 12 vittorie.

Molto spettacolare e prolungato il bout odierno di Asashoryu (12-3) con Chiyotaikai (10-4). Incredibile la violenza dei colpi scambiati a centro dohyo e velocissime le veroniche eseguite da entrambi i rikishi per trarsi più volte d’impiccio. Mono-ii e vittoria finale per l’Ozeki Chiyotaikai sullo Yokozuna, salito sul dohyo con lo yusho già in tasca.

Terza sconfitta consecutiva per il pur brillantissimo Ama (10-4), protagonista indiscusso di questo Aki 2006. Come era facile prevedere il confronto con il Sanyaku ha riservato non poche amarezze al pur bravo rikishi mongolo.
Nel bout odierno ha la meglio Tochiazuma (9-5) in un match molto combattuto nel quale Ama si difende bene ma è, alla fine, costretto a capitolare di fronte alla potenza ed all’esperienza del più quotato avversario.

Grande affermazione di un Kotooshu (9-5), finalmente in “formato Ozeki”, su un sempre più deludente Hakuo (8-6). Il bulgaro va in presa al tachi-ai e si produce in una serie di progressioni che mettono in evidente difficoltà l’Ozeki mongolo, costretto a difendersi lateralmente. Colpo ad effetto finale di Kotooshu, che afferra il ginocchio destro di Hakuho e lo rovescia impietosamente sul dohyo. Insieme all’Ozeki mongolo finiscono nella sabbia anche i suoi, a questo punto, spropositati proclami pre-basho.

Bellissima vittoria per un bravissimo Kokkai (8-6) su Kotomitsuki (8-6). Partenza a testa bassa con le braccia in avanti, tsuppari ed hatakikomi per la netta affermazione del Komusubi che, meritatamente, ottiene il kachi-koshi e quindi la permanenza nel Sanyaku.

Estremamente delicata si fa, invece, la situazione dell’altro Komusubi Kisenosato (7-7), oggi sconfitto da un eccellente Aminishiki (10-4). Il Maegashira 3 potrebbe, a questo punto, arrivare a soffiare il posto nel Sanyaku proprio al Komusubi giapponese, nel caso questi non ottenesse il kachi-koshi all’ultima giornata.

Kachi-koshi per Miyabiyama (8-6) a spese di Roho (9-5). Al tachi-ai il russo afferra il Sekiwake per il braccio destro e lo porta al tawara. Decisa la reazione del giapponese che ottiene alla fine la vittoria per oshidashi. Sfumata la possibilità di promozione, Miyabiyama si assicura, con la vittoria odierna, per lo meno la conferma del suo rango attuale.

Netta l’affermazione di Hokutoriki (10-4) su Kasugao (8-6). Grazie alla vittoria odierna il Maegashira 13 scalerà di sicuro diverse posizioni nel banzuke di novembre.

Vincono ancora anche Kotoshogiku (9-5) con Tochinohana (7-7), Takekaze (9-5) su un Asasekiryu (7-7) che, a questo punto, rischia un nuovo make-koshi dopo quello di Nagoya, ed Iwakiyama (9-5) contro un comunque combattivo Homasho (7-7).

Mono-ii nel combattuto e spettacolare bout fra Futeno (9-5) e Yoshikaze (4-10) e decisione del gyoji, che in un primo momento aveva assegnato la vittoria a Yoshikaze, ribaltata dagli shimpan.

La quattordicesima giornata regala il kachi-koshi anche al Maegashira 8 Kakizoe (8-6) che ha la meglio su Shimotori (6-8).

Bella prova di Takamisakari (7-7) su Hakurozan (4-10). Uscito in svantaggio dal tachi-ai, il nostro D3BO si lascia portare al tawara dove dà l’impressione di essere sul punto di capitolare. Il giapponese però non molla la presa al tronco del russo ed alla fine è lui ad avere la meglio per yorikiri.
Acclamazione del pubblico per il proprio beniamino, che, a questo punto, si giocherà tutte residue le chance di kachi-koshi nel bout di domani.

Va rilevato come, in queste due giornate conclusive (oggi e domani) la lotta per il kachi-koshi sia tutta concentrata nella prima metà del tabellone, ad indicare come i Maegashira di rango inferiore abbiano ottenuto risultati decisamente migliori di quelli di rango più elevato.
Con le sole eccezioni di Roho e Aminishiki, questo Aki 2006 fa registrare, infatti, dopo quanto accaduto già a Nagoya, una nuova caporetto per i Maegashira di ranking dall’1 al 4.

Categoria: Aki Basho 2006
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